“Si erano già detti tutto, ma vollero ricominciare da capo.”
Ian McEwan
Chiudo gli occhi, li riapro. La finestra vince ancora. Occhi sono chiusi, occhi sono aperti.
Il TAM TAM è ritmico, spietato, ambasciatore: ricordo, perché lontano, vicino; porta pena, e questo basta, e questo è quanto.
E’ finalmente (già) mattina. La doccia e le ore inquiete, cosi recenti, cosi diverse. Lei non lava niente all’infuori di sudore e sonnolenza. Al netto della rivoluzione, dell’odore del bagnoschiuma - scadente, non scaduto – rimane ciò che non vuole andare via. Illuso!
Cuore e nervi sono un buon filtro, la chiamano esperienza: Henry James la paragona a una ragnatela immensa, in grado di catturare non solo quanto è necessario, ma anche la polvere presente nell’aria. Allo specchio, passo la mano per disegnare il mio viso al di là dello strato di condensa.
Pensavo fosse più facile, ma mi vedo bagnato e pesante, mi domando cosa c’è per pranzo. Che cosa la ragnatela ha catturato.
Dubbi? Filigrana dell’incapacità. Non essere duro con te stesso. Memorie sfuocate? Profumi. Un mucchio di canzoni, qualche macchia sul giubbotto. Timbri sui dorsi delle mani, delle mie, delle tue. Bagnoschiuma scadente, non scaduto. Prurito in gola, pretenzioso, insolente. Impressioni: influenzate dai sogni, dalle speranze. Supposizioni e sillogismi, povertà.
Mi fanno male: occhi, orecchie, braccia, gambe, testa, schiena. Cuore e nervi ardono di malinconia. Sono cosi agitato, nonostante tutta la mia stanchezza. Cosi frenetico e silenzioso, brucio, divorato dalla lentezza di tempo e spazio. Il livore dell’assenza e il niente, eredità dello sbaglio.
Impotente, piccolo, pietoso, testa di cazzo.
TAM TAM, bello, buono, bello e buono. Tutto quello che non abbiamo lo prendiamo in prestito. Tutto quello che abbiamo è preso in prestito.
Non vince più la finestra, quando torno a letto, chiudo gli occhi. La faccia è sotto il sole.
Non ci sarò più, quando finirò di chiedermi, se sei stata solo polvere.