Non è certo semplice spiegarlo, o capirlo. In effetti, non ne ho idea.
Una volta, ero proprio qui – forse ubriaco quella sera (e d’altronde non ci sarebbe da stupirsene) – e capii che essere uomo, e non una scarpa di pelle, un quaderno di carta riciclata, una bicicletta, o una stella nel cielo, doveva aver a che fare con qualcosa di più, come dire, colorito. Scelsi, semplicemente, di farmi consumare. Dalle stagioni, dalla volubilità. Qualcosa di universale. Un uomo in una società, in una stanza, in un momento, al lavoro, al cinema, sotto la doccia, sceglie. Soffre di nostalgia, ricorda.
E mente, inoltre, perché meglio scomode bugie, di scomode verità. L’uomo insegue, anche laddove davanti non ci sia nulla dietro cui valga la pena affannarsi. Cosa ne ho ottenuto, o imparato, o perso, non si saprà mai. Ma oltre quella incompletezza, e le abbondanti possibilità assaporate da un’unica prospettiva, e i divanetti di una casa abbandonata, l’odore di fritto sui vestiti, e la stanchezza del trascinarsi nelle faccende quotidiane, c’è quello che un uomo ha in più. Tante vite in una sola esistenza.
In definitiva, amore.
paul klee