no, non ci avrei scommesso niente.
che tu, lì seduta, saresti diventata il mio gioiello. tu, che mangiavi il tuo panino guardando l’orario delle partenze dei treni.
tu, così semplice ed elegante, nei tuoi pantaloncini a quadretti e con la magliettina bianca, con le tue ginocchia sbucciate, e i piedi nei sandali chiari.
quella tua fossetta sulle guance, e i tuoi occhi che fanno ancora male, per tutto quello che hanno fatto al mio cuore.
sono un cazzone, cosa credi? che io ci sappia fare?
ma tu vali di più, molto di più, della mia paura di parlarti.
e non arrossire, ti prego. perché diventi ancora più bella.
e lo sei, mentre parli di te, del cortile in cui giocavi da piccola, del tuo paese.
non voglio altro, perché non posso prenderlo.
perché tu sei perfetta così, e non voglio rovinarti. resta qui, e tienimi da qualche parte nel tuo passato.
io, ti ricorderò come un sogno.
quando avremo già tanto da raccontare, e quando i nostri sogni nel cassetto saranno ancora lì, ben chiusi a chiave.
quando potremo parlare delle nostre delusioni, e di quel nostro incontro di un tempo.
e magari ti vedrò davanti a me, che balli una canzone della tua cantante preferita, sorridendo, con i tuoi occhi che fanno male.
gli occhi più belli del mondo.
gli occhi tuoi, che non ci sarai mai, eppure ci sarai sempre.