sistermorphine: THIS IS NOT AN EXIT

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martedì, 31 luglio 2007

ero un tipo solare, sebbene lavorassi di notte

i am tall and i am thin
of an enviable hight
and i've been known to be quite handsome
in a certain angle and in certain light

nick cave


al centro del salone, mi tolsi la cravatta, la sventolai, e la gettai in faccia alla rossa che mi guardava: finalmente, ero nudo.
nudo, di nuovo.
debby se ne era andata e tutto quello che restava era il mio pene che sventolava, nell’atrio di un palazzo liberty e dalle pareti rivestite in tessuto patchwork, che stonavano con gli abiti a modo di manager, avvocati, e phD con la puzza sotto al naso.
ero solo, di nuovo.
la rossa senza mutande mi si avvicinò e mi tese la mano. con la scusa di aiutarmi, mi portò in bagno. riuscii a infilarle la lingua in bocca, chiusi gli occhi, e mi godetti la sua voglia di tradimento.
suo marito, un cinquantenne dall’aria bigotta, era rimasto nell’atrio, a sparlare di me con gli altri.
seppi subito che era senza mutande, e fummo rapidi nel concludere. tra carta igienica e saponi raffinati, in un bagno che sembrava una scacchiera, ci lasciammo andare, come in un film di muccino sulla crisi dei trentenni.
durai meno di dieci secondi.
ancora una volta, ero protagonista del calciomercato. nella prossima partita, avrei giocato nuovamente per gli scapoli.

dieci ore dopo, ero il solito, davanti allo specchio.
farlo nei bagni che sembrano scacchiere non ti rende più bello, solo più affascinante.
finalmente avevo un motivo per odiare il passato, gettandomi nel presente. non avevo futuro.
riempii la borsa con un paio di benedetto croce, tre quotidiani, e due tom waits. potevo aprire un’edicola.

in spiaggia, presi posto su una delle sdraio più vicine al bagnasciuga, e cominciai a far finta di leggere.
attorno a me, una fauna notevole: rosse e bionde, cercavano di strappare il titolo di più belle alle more, ostentando gli addominali dei loro rispettivi fidanzati, costati sacrifici e (ligi) litigi infrasettimanali, quando gli stessi preferivano la palestra a un film dal blockbuster da vedere abbracciati sul divano.

mi avvicinai al bancone, come un detective hard boiled che si rispetti.
dietro di me, padri di famiglia insegnavano ai propri figli i colpi segreti per vincere al calcio balilla, e animatori dal sorriso smagliante lambivano con parole ammalianti gruppi di turiste in gara per chi scopava di più.

il sole spaccava le pietre, o meglio, i granelli di sabbia.
avevo fame. mangiavo olive snocciolate in salamoia da tre giorni, e avevo fatto colazione con un po’ di dentifricio. avevo bisogno di qualcosa che mi riempisse lo stomaco.
ordinai un negroni.

lo sorseggiai, quasi timoroso di risvegliare bisogni di bisogni (fisiologici), date le condizioni della sera prima.
sembravo un adolescente che fumava la sua prima sigaretta. d’altra parte, io non fumo. sembravo io mentre fumavo la mia prima sigaretta.
alcool e fumo sono la stessa cosa. fanno male. tanto vale, farle entrambe.
non a caso mio nonno diceva: fumo, ma solo quando bevo.

tornai alla sdraio conscenzioso: il fumo uccide, l’alcool disseta.
il caldo mi sollecitava una voglia di freddo. come quando, girovagando nel pigalle di parigi, sognavo il de wallen di amsterdam.
l’uomo è un animale insaziabile.

passai in spiaggia i seguenti giorni. a casa non volevo tornare.
volevo evitare ricordi di cui ora non mi ricordo.

vivere senza consapevolezza del carpe diem. questo significa il carpe diem, e questo cercavo.
alle spalle, una vita di sconfitte, e pareggi, quasi mai di vittorie. alle spalle la consapevolezza delle cose perse, e la voglia di trattenere, una volta perso l'amico, almeno il tesoro.

postato da: DirectorGood alle ore 19:00 | link |
giovedì, 12 luglio 2007

da quando sono morto, vivo da dio (nel senso di: a casa di dio)

torno da una settimana di esperienze liminali, in cui il brivido del nuovo mi ha stimolato nel profondo, pur non spingendomi oltre i confini dell’eterosessualità.

è vero, non parlo più di merda, su queste pagine, almeno da quando cago tre volte al giorno. la freschezza dell’atto si è dissolta, a vantaggio di una notevole esperienza a stretto contatto con tavolette di diverso tipo: me le sono fatte quasi tutte.

cago di solito in università, lì dove l’odore del mio espulso può contaminare le pause pranzo degli ordinari di elettronica. un modo di influenzare il mondo, di lasciare impronte, lì dove il culo si sente a casa.

l’individuo non è la parte di un tutto, nel mondo che io conosco: è la parte di una parte.
uno stronzo, invece, è risultato di un processo complesso, di un approccio policromatico alla vita: non a caso, le migliori cagate, le ho fatte dopo aver mangiato alimenti di diversi colori (valeriana, mele starky, peperoncino dophy: un tris esplosivo).

i miei stronzi mi assomigliano: sono alti, e sanno nuotare. preferiscono la vita all’aria aperta, puzzano, e non amano essere scaricati.
alla fine però, riescono a passarci, lì nella fogna. d’altronde, per essere all’altezza, la larghezza non serve.

questo mi hanno insegnato i primi anni della mia vita. il resto l’ho passato soffrendo d’insonnia, domandandomi i motivi per i quali non ho accettato quel lavoro.
non volevo pulire i cessi dove avrebbero cagato gli altri: meglio un panino al bar sotto l’ufficio e un weekend tra le scartoffie, che una minestra riscaldata, e l’odore di piscio tra i capelli.

ne parlo tranquillamente, nonostante tutto, se mi guardo indietro.
ormai lontani i tempi in cui sognavo di insegnare archeologia a parigi, giocare a tennis nel pomeriggio, e fare il piano bar alla sera.

chiamatemi bello e impossibile: è sicuramente il modo più veloce per avvicinarsi al vero.
non è da tutti farsi leggere per argomentazioni elitarie su escrementi e affini, ma neanche chiedersi il perché di certi luoghi comuni (frasi che la gente comune dice in certi luoghi?).

i blog, c’è chi li legge, e chi li riempie.
i cessi, c’è chi li riempie, e chi li ripulisce.

postato da: DirectorGood alle ore 22:40 | link |
lunedì, 02 luglio 2007

quando io leggevo john locke tu nemmeno ti facevi le pippe

i miei 25 dicembre, in cui mia madre lanciava suppellettili a mio padre, mia nonna affogava nel divano, mia sorella mangiava panettoni.

la volta che ho vomitato nel cortile del convento delle suore, alla fine del ritiro spirituale per la prima comunione.
un’emozione non da poco.

i libri di charles, platone, e le commedie di ionesco. sedersi in platea, fare finta di sapere la trama. stappare una birra e dire: quello è il mio migliore amico.

i suoi vestiti con i fiori, la sua capacità di guardarmi e andare via. le sue mani. il suo zaino scolorito con le parole di vasco rossi.

l’italiano, non ancora imparato.
eppure, la maestra mi diceva, che con le parole, ci sapevo fare.

la mia università, che sognavo come un posto da cui cominciare a cambiare il mondo.
come nei film.
le domande più gettonate dai miei compagni di università. con chi fai la tesi.

musica, libri, film. la moneta dei rapporti interpersonali di noi classisti intellettualoidi.
il citazionismo: il mio sport preferito.
gli scacchi: medaglia d’argento.
la masturbazione: comunque sul podio.

il freddo di notte, anche a luglio. il tirarsi una coperta fino al collo, anziché spegnere il ventilatore, perché troppo lontano.
le bottiglie di plastica vuote sul pavimento, i calzini spaiati, le moleskine piene: la dura vita di un intellettuale minimalista.

il mio ventilatore, le mie mutande. i miei auricolari.
le zanzare e i tappi nelle orecchie. gli album dei queen, mai portati qui.
le top five e le top ten. gli scarafaggi durante le notti di studio, nelle sessioni di luglio.

il pullman scoperto con gli eroi, i cori in piazza duomo, gli sms a casa.
la faziosità: che bellissima figlia di puttana.

il tempo in cui leggevo il vangelo secondo luca, e la mia catechista, che mi diceva di non giocare a biliardino, perché poteva saltare la palla e finirmi nell’occhio.

il destino, le coincidenze, i nodi che vengono al pettine.
il rispetto per me stesso, che non manca, quando serve: quando uno tira, pensa a scavalcare il portiere, non a fargli meno male.
e quando la palla va sul palo, puoi fare gol, oppure perdere.

youtube, ma soprattutto, youporn.
hidden cam, hot chicks snogging, squirt, doggy style. le mie query preferite.

postato da: DirectorGood alle ore 22:38 | link |