nudo, di nuovo.
debby se ne era andata e tutto quello che restava era il mio pene che sventolava, nell’atrio di un palazzo liberty e dalle pareti rivestite in tessuto patchwork, che stonavano con gli abiti a modo di manager, avvocati, e phD con la puzza sotto al naso.
ero solo, di nuovo.
la rossa senza mutande mi si avvicinò e mi tese la mano. con la scusa di aiutarmi, mi portò in bagno. riuscii a infilarle la lingua in bocca, chiusi gli occhi, e mi godetti la sua voglia di tradimento.
suo marito, un cinquantenne dall’aria bigotta, era rimasto nell’atrio, a sparlare di me con gli altri.
seppi subito che era senza mutande, e fummo rapidi nel concludere. tra carta igienica e saponi raffinati, in un bagno che sembrava una scacchiera, ci lasciammo andare, come in un film di muccino sulla crisi dei trentenni.
durai meno di dieci secondi.
ancora una volta, ero protagonista del calciomercato. nella prossima partita, avrei giocato nuovamente per gli scapoli.
farlo nei bagni che sembrano scacchiere non ti rende più bello, solo più affascinante.
finalmente avevo un motivo per odiare il passato, gettandomi nel presente. non avevo futuro.
in spiaggia, presi posto su una delle sdraio più vicine al bagnasciuga, e cominciai a far finta di leggere.
attorno a me, una fauna notevole: rosse e bionde, cercavano di strappare il titolo di più belle alle more, ostentando gli addominali dei loro rispettivi fidanzati, costati sacrifici e (ligi) litigi infrasettimanali, quando gli stessi preferivano la palestra a un film dal blockbuster da vedere abbracciati sul divano.
dietro di me, padri di famiglia insegnavano ai propri figli i colpi segreti per vincere al calcio balilla, e animatori dal sorriso smagliante lambivano con parole ammalianti gruppi di turiste in gara per chi scopava di più.
il sole spaccava le pietre, o meglio, i granelli di sabbia.
avevo fame. mangiavo olive snocciolate in salamoia da tre giorni, e avevo fatto colazione con un po’ di dentifricio. avevo bisogno di qualcosa che mi riempisse lo stomaco.
ordinai un negroni.
lo sorseggiai, quasi timoroso di risvegliare bisogni di bisogni (fisiologici), date le condizioni della sera prima.
sembravo un adolescente che fumava la sua prima sigaretta. d’altra parte, io non fumo. sembravo io mentre fumavo la mia prima sigaretta.
alcool e fumo sono la stessa cosa. fanno male. tanto vale, farle entrambe.
non a caso mio nonno diceva: fumo, ma solo quando bevo.
il caldo mi sollecitava una voglia di freddo. come quando, girovagando nel pigalle di parigi, sognavo il de wallen di amsterdam.
l’uomo è un animale insaziabile.
passai in spiaggia i seguenti giorni. a casa non volevo tornare.
volevo evitare ricordi di cui ora non mi ricordo.
vivere senza consapevolezza del carpe diem. questo significa il carpe diem, e questo cercavo.
alle spalle, una vita di sconfitte, e pareggi, quasi mai di vittorie. alle spalle la consapevolezza delle cose perse, e la voglia di trattenere, una volta perso l'amico, almeno il tesoro.
torno da una settimana di esperienze liminali, in cui il brivido del nuovo mi ha stimolato nel profondo, pur non spingendomi oltre i confini dell’eterosessualità.
uno stronzo, invece, è risultato di un processo complesso, di un approccio policromatico alla vita: non a caso, le migliori cagate, le ho fatte dopo aver mangiato alimenti di diversi colori (valeriana, mele starky, peperoncino dophy: un tris esplosivo).
alla fine però, riescono a passarci, lì nella fogna. d’altronde, per essere all’altezza, la larghezza non serve.
non volevo pulire i cessi dove avrebbero cagato gli altri: meglio un panino al bar sotto l’ufficio e un weekend tra le scartoffie, che una minestra riscaldata, e l’odore di piscio tra i capelli.
ormai lontani i tempi in cui sognavo di insegnare archeologia a parigi, giocare a tennis nel pomeriggio, e fare il piano bar alla sera.
non è da tutti farsi leggere per argomentazioni elitarie su escrementi e affini, ma neanche chiedersi il perché di certi luoghi comuni (frasi che la gente comune dice in certi luoghi?).
i cessi, c’è chi li riempie, e chi li ripulisce.
i miei 25 dicembre, in cui mia madre lanciava suppellettili a mio padre, mia nonna affogava nel divano, mia sorella mangiava panettoni.
un’emozione non da poco.
eppure, la maestra mi diceva, che con le parole, ci sapevo fare.
come nei film.
le domande più gettonate dai miei compagni di università. con chi fai la tesi.
il citazionismo: il mio sport preferito.
gli scacchi: medaglia d’argento.
la masturbazione: comunque sul podio.
le bottiglie di plastica vuote sul pavimento, i calzini spaiati, le moleskine piene: la dura vita di un intellettuale minimalista.
le zanzare e i tappi nelle orecchie. gli album dei queen, mai portati qui.
le top five e le top ten. gli scarafaggi durante le notti di studio, nelle sessioni di luglio.
la faziosità: che bellissima figlia di puttana.
il destino, le coincidenze, i nodi che vengono al pettine.
e quando la palla va sul palo, puoi fare gol, oppure perdere.
hidden cam, hot chicks snogging, squirt, doggy style. le mie query preferite.